Lavoro – HR e trasformazione digitale

La necessità si è fatta virtù

Oggi ho ritrovato vicino al mio divano una rivista fornita alle aziende produttive, della quale non faccio il nome perché non è rilevante in questo contesto. Ho creduto fosse recente, tipo marzo o febbraio 2021. Ho letto due articoli, uno intitolato “La scuola: Aule destrutturate per una didattica collaborativa” e l’altro “Unicredit : smartworking verso una città più smart“; tutti e due interessanti, molto. Dopo un pò nella mente mi è passato il flash <che noia parliamo sempre dello stesso tema da un anno> smart, DAD, casa, collegarsi…. . Ed invece no, mi sono stupita di non aver letto Covid-19… . Quella che ho in mano è un’edizione passata, precisamente il n° 12/2016. Pensate un po’, ma quanto questo ultimo anno ha accelerato le cose? Quanto ci trasformiamo velocemente e trasformeremo ancora? Ieri non si pensava possibile lavorare da remoto; nel 2014 una grande società metalmeccanica triestina ha fatto una prima visita alla Microsoft nella sede di Milano dicendomi “pensa Rossella, stanno pensando di creare degli spazi di coworking dove saltano gli uffici e le postazioni, ti basta il pc e lavori da dove vuoi”. Ad inizio pandemia lo scorso anno ho visto dipendenti uscire dall’ufficio con i monitor in mano, tastiera sotto l’ascella ed il cavo del mouse a penzoloni. Capiamoci.

E puff, eccoci qui oggi, la necessità pandemica si è fatta virtù, il lavoro agile è pane quotidiano e difficilmente le società (anche le più gerarchiche e tradizionali) torneranno indietro dallo Smart Working che le fa risparmiare un sacco di soldi.

Ma con questo fenomeno dello stare ognuno nel proprio salotto, quanta umanità viene a perdersi? La nostra storia nasce nelle piazze, la nostra cultura è quella narrata daI romani e dagli antichi greci nelle Agorà.

Nello sviluppo dell’area HR questo movimento verso l’interno, verso il singolo contrapposto alla collegialità, cosa va a modificare? Il ruolo del addetto alla selezione e reclutamento negli ultimi 20 anni si è ribaltato, siamo passati dagli annunci per selezioni lunghissime e le locandine sui giornali, all’opposto. Oggi è il candidato a proporsi alle diverse opportunità che trova on line, le aziende stesse infatti provvedono alle prime fasi di reclutamento prevalentemente in rete. Ci sono tanti annunci sul web, l’importante oggi è saper discriminare ed interpretare bene ciò che si legge, quante volte ho sentito dire “non mi chiamano mai”, “mi sono candidata/o più di un mese fa, chissà dove è finita la mia candidatura”, “li ho sentiti al telefono, mi hanno fatto alcune domande e poi non si sono più fatti sentire”. Non tutti i Job Post vengono letti ed interpretati nella maniera corretta così che si candidano anche persone dal profilo non congruente, che appunto non verranno mai contattate. Il filtro dello schermo è un setaccio che permette solo ai grani chiari di passare oltre. Ci sono sempre due lati della medaglia, se da una parte l’azienda stessa o l’azienda di reclutamento guadagna dal risparmio offerto dall’utilizzo del web, dall’altra parte, nella mente del candidato questa distanza creata dal Post “asettico”, può generare un circolo vizioso che mina alla sfiducia nei confronti di quanto pubblicato e offerto. Il Perfect Match tanto auspicato dalle aziende non è facile da ottenere, ancora più difficile se escludiamo le capacità umane e strettamente legate alla persona, difficilmente elencabili e valutabili in un curriculum a distanza.

Le caratteristiche umane non sono tutte evidenziabili in rete. Lì possiamo vedere le competenze, la storia, il profilo, ma manca il feeling, bisogna sentire l’empatia, ciò che ti fa capire se quella persona è realmente adatta o ha le potenzialità in sé per ricoprire quel preciso ruolo.

Non ci sono gli uomini per tutte le stagioni

Di sicuro oggi è importante che ogni candidato tenga bene a mente il concetto di Web Reputation, questo significa proporsi con un profilo congruente alla posizione e ben amalgamato nel suo insieme nelle diverse parti. Per Web Reputation intendo proprio questa necessità di oggi ad avere dei profili social accurati se si sta cercando lavoro. Siamo tutti a disposizione di tutti, i fatti accaduti in merito ai dati personali rubati da Facebook qualche giorno fa, lo conferma. E’ necessario ricordarlo quando stiamo cercando lavoro: credo che la coerenza di un profilo e di un curriculum, la leggibilità di un percorso ed il “fitting” con esso degli atteggiamenti personali che si riscontrano sui social network sia molto importante per la valutazione di una persona e della sua candidatura.

Nella foto: La Scuola di Atene (Raffaello Sanzio 1509) custodita nei Musei Vaticani https://it.wikipedia.org/wiki/Scuola_di_Atene; questa immagine è stata scelta perchè rimane a me cara come traccia degli studi classici. Di essa ricordo una in particolare, fra le tante interpretazioni proposte,la rappresentazione della facoltà dell'anima di conoscere il Vero, grazie alla filosofia e alle scienze. Nel dipinto vi è una collettività di pensatori, un assembramento fra epoche mi azzardo a dire, per Raffaello rappresentarli significava proprio il voler dimostrare il desiderio e l'impegno al raggiungimento della conoscenza, tutti insieme a condividere.

Pubblicato da rossellapsi

Psicologa, mi interesso e occupo di benessere con tecniche derivate dalla psicoterapia Funzionale Integrata dove corpo e mente si fondono.

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