Rossella Vono su CitySport_novembre 2020
L’autunno nell’immaginario comune è la stagione del riposo dopo le fatiche estive, alcune ricerche americane lo associano alla sera tra i vari momenti della giornata, all’età adulta tra le varie fasi della vita e comunemente viene spesso associato alla malinconia tra i diversi comportamenti umorali. Questo autunno ci risulta faticoso ancor di più per l’incertezza e l’incapacità di vedere la fine della pandemia che è in corso, di nuovo. Tutti lo sapevano, tutti lo avevano ipotizzato, con l’autunno avremo un tracollo economico, i risultati di questo Lockdown li vedremo a settembre etc; sono frasi ben note ai nostri orecchi. Autunno sarebbe la stagione del Lasciare, le foglie cadono e la natura si prepara al letargo, ed invece noi non riusciamo a lasciare andare. Facciamo fatica a guardare le nostre vite con scarsa programmazione, facciamo fatica a non avere un tempo, attendiamo i DPCM come oracoli definitivi sapendo già che poi cambieranno ancora, perché di certezze ancora non ne abbiamo, in Italia, nel mondo, dentro e fuori i nostri salotti di casa.
I cartelloni colorati ed i disegni con la scritta “andrà tutto bene” erano bellissimi ed emozionanti e senza farcelo sapere hanno creato in noi un’aspettativa che adesso sembra essere stata illusa. Questo è il motivo della nostra rabbia, una speranza rotta. Oggi sappiamo che non è andato e non sta andando tutto bene, questa è la conoscenza che dobbiamo sfruttare per affrontare il periodo giorno per giorno, bracciata dopo bracciata, chilometro dopo chilometro. Vi offro una nuova prospettiva: questa pandemia non è uno sprint, è una Ultra Race. Ora che lo sappiamo, possiamo cercare di ascoltarci ad ogni chilometro, spezzettando il tempo in molti step sarà più facile arrivare in fondo.
Allora come possiamo fare per staccare un po’ il cervello da questo virus e concentrarci sulle nostre attività, su quello che si può controllare, sul nostro futuro prossimo immediato?
Vi propongo la tecnica del Timeboxing. E’ una tecnica che nasce nel mondo della Psicologia del lavoro e delle Organizzazioni, il suo scopo è quello di gestire più efficacemente il tempo e compatibilmente ad aumentarne la produttività. Banalmente il presupposto da cui nasce l’idea è quello che ogni lavoro si espande tanto quanto è il tempo che permettiamo al suo completamento. Se invece diamo un tempo prestabilito alle nostre attività di vita queste risulteranno più semplici e soddisfacenti. Un esempio: svolgere gli esercizi per la schiena prescritti dal fisioterapista. Se ci si concede la settimana per completare questa attività di due ore, questa attività aumenterà in maniera tale da riempire la settimana intera. Potrebbe anche non riempire effettivamente i tempi supplementari con più lavoro, ma solo con maggiore stress e tensione derivati dal semplice doverlo fare. Ecco perché ponendosi un limite di tempo, ci si concentra solamente sullo svolgere l’attività. Idem vale per i conti del commercialista, i nuovi programmi di allenamento per il periodo non agonistico e per i meno sportivi anche per il cambio di stagione negli armadi di casa.
I vantaggi di questa tecnica sono innanzitutto l’aumento di focus di attenzione sulla attività stessa, cioè “l’urgenza” che ci auto imponiamo sapendo che abbiamo tot tempo ci garantisce zero distrazioni, il nostro pensiero sarà focalizzato alla prestazione per stare nei tempi. Inoltre, avremmo a disposizione frequenti opportunità di rivalutazione: la maggior parte delle persone non si prende il tempo adeguato per valutare le proprie prestazioni fino alla fine della giornata lavorativa, nel momento in cui si guarda alla propria lista di cose da fare e si vede chiaramente e tristemente quante ancora ne rimangono. Il Timeboxing permette di analizzare e valutare il proprio lavoro quando il tempo è scaduto.
Infine, ultimo ma assolutamente non per meno importanza proprio in questo periodo umanamente stressante, questa tattica di scansione del tempo ha il grosso vantaggio di rendere i progetti meno faticosi ed estenuanti: quando si ha a che fare con un progetto particolarmente complesso e ricco di sub-attività, il lavoro può diventare intimidatorio. Il progetto sembra allungarsi infinitamente e ci si sente sopraffatti. Risulta molto più facile pensare: “Lavorerò a quest’attività per un’ora”, piuttosto che pensare, “Lavorerò a quest’attività fino a quando non sarà finita”. Provare per credere, ne gioverà la soddisfazione, il senso di efficacia e ci darà una visione positiva di quello che ci circonda, ne abbiamo tutti un po’ bisogno.
Lavoriamo su oggi, lavoriamo su quello che possiamo controllare, lavoriamo a chilometro. Siamo tutti atleti in una grande Ultra Race
link https://www.citysport.news/download/CS_16novembre2020.pdf
