Febbraio 2018 _ Pubblicato su CitySport
Sport e Lavoro
L’analisi del potenziale sportivo è una valutazione professionale utile per la crescita tecnica e tattica dell’atleta, ad avviare percorsi specifici e di definizione per l’impiego di determinate abilità mentali e tattiche in uno sport specifico. L’assessment del potenziale di una persona, d’altro canto, è una valutazione professionale utile alla crescita a medio e lungo termine del lavoratore a ad avviare, per lui da parte della sua azienda, dei percorsi di carriera che siano in linea con le caratteristiche personologiche da una parte e dei bisogni aziendali dall’altra.
I due mondi, quello sportivo e quello aziendale, non sono infondo troppo distanti. Entrambi, sport e lavoro sono due attività umane, due campi di battaglia, soprattutto per l’attuale momento storico il vocabolo si addice particolarmente, in cui l’essere umano si esprime nella sua interezza. Quali sono allora i punti in comune e come può essere sfruttare questa affinità? Sia nello sport che nel lavoro abbiamo la possibilità di sfruttare il potenziale umano. Una persona è più o meno estroversa, è più o meno intraprendente, è più o meno procedurale, è più o meno puntuale, e via dicendo.
Allenare le competenze trasversali
Ormai anche l’Italia comincia, anche se ancora timidamente, a livellarsi al modello oltre oceano ed nord-europeo, dove le aziende offrono corsi la cui metodologia del coaching si interseca con quella dell’experential learning. Oltre alla presenza di formazione in aula si affianca grazie ad un formatore psicologo, esperto nella valutazione del potenziale e tecnico nella selezione del personale, anche una parte di apprendimento sportivo, di abilità che non sono prettamente legate al tema lavorativo ma che innescano tutta una serie di competenze che l’azienda intende conoscere, valutare e calibrare nei suoi dipendenti, proprio per utilizzarle in virtù degli obiettivi aziendali futuri. I test logico-matematici e le misure quantitative del QI, sono ormai desuete allo scopo. Sono però ancora molteplici le aziende che in sede di colloquio sottopongono i candidati a test o giochi di ruolo, test che permettono di quantizzare la valutazione di un candidato. Paul DePodesta, laureato in economia ad Harvard e baseball and football executive, aveva già riscontrato la limitatezza del dato quantitativo. In breve, sottolinea che i dati possono portare ad ottenere vittorie e sono facilmente disponibili, ma la concentrazione dei più rimane purtroppo ancorata ad una visione non sistemica, basata sui singoli giocatori, nella convinzione che comprare campioni significhi immediatamente vincere. Quello che conta di più, invece, è la combinazione delle caratteristiche dei singoli in un sistema dinamico complesso. E questa visione qualitativa della squadra e del gruppo la si ottiene solamente dal vivo nel gruppo di lavoro.
Gran parte del problema deriva dalla strenua e anche apprezzabile difesa del fattore umano, di talento o artistico, impossibile da tracciare, che un giocatore o un dipendente può mettere in campo e che esprime sempre quel tanto in più che non potrà mai essere colto nella sua pienezza da numeri, calcoli o intelligenze artificiali. Per ultimare il parallelismo tra sport e lavoro, si può dire che una valutazione quantitativa della singola persona ha senso solo se svolta anche da parte di tutta la squadra di lavoro, in tal modo si riuscirà ad ottenere squadre calibrate nei loro potenziali.
“Ci sono molte squadre che hanno grandi giocatori ma non vincono mai titoli. La maggior parte delle volte quei giocatori non sono disposti a sacrificarsi per il bene della squadra. La cosa divertente è che, la scarsa disponibilità al sacrificio rende più difficile raggiungere gli obiettivi personali. È mia convinzione profonda che se si pensa e si ha successo come una squadra, i riconoscimenti individuali verranno da sé. Il talento fa vincere le partite, l’intelligenza e il lavoro di squadra fanno vincere un campionato.”
_Michael Jordan

